Varie - Le direttive comunitarie: scopo e applicazione

Le Direttive Comunitarie sono la principale fonte del diritto da cui deriva la legislazione che ha sostituito, in determinate materie, la preesistente legislazione degli stati membri dell’Unione Europea.

Le Direttive sono documenti legislativi che vengono proposti dalla Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione, dopo un determinato iter nel quale viene coinvolto anche il Parlamento Europeo; esse vengono adottate dal Consiglio dell’Unione che è il massimo organo deliberante dell’Unione Europea, composto dai Ministri di tutti gli stati membri.

Le Direttive Comunitarie sono la principale fonte del diritto da cui deriva la legislazione che ha sostituito, in determinate materie, la preesistente legislazione degli stati membri dell’Unione Europea. Le Direttive sono documenti legislativi che vengono proposti dalla Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione, dopo un determinato iter nel quale viene coinvolto anche il Parlamento Europeo; esse vengono adottate dal Consiglio dell’Unione che è il massimo organo deliberante dell’Unione Europea, composto dai Ministri di tutti gli stati membri. In funzione dell’argomento coperto, per l’adozione delle Direttive è richiesta l’unanimità oppure la maggioranza qualificata, nella quale i vari paesi membri hanno pesi diversi.

Le Direttive destinate alla realizzazione del mercato unico richiedono la maggioranza qualificata, poiché in questo senso è stato modificato l’Art. 100 del trattato originario con l’approvazione, nel 1985, del cosiddetto “Atto Unico Europeo” emesso allo scopo di imprimere un’accelerazione al processo di armonizzazione europea.

Le Direttive si prefiggono lo scopo di armonizzare le legislazioni nazionali in quanto prevedono l’obbligatorietà del recepimento. Tutti gli stati membri sono obbligati ad adottare i contenuti delle direttive entro un periodo transitorio (variabile in ogni direttiva), uniformando la legislazione previgente in ogni nazione al dettato del nuovo testo legislativo. In particolare si impegnano ad abrogare tutte le eventuali disposizioni legislative esistenti in contrasto con la Direttiva stessa.

Il Trattato di Roma del 1957, che istituiva le Comunità Economiche Europee, poneva una fondamentale distinzione tra le “direttive di prodotto” e le “direttive sociali”. Le prime fanno riferimento all’art. 100A, che disciplina il principio della libera circolazione dei prodotti nel mercato comune sulla base del principio che ciò che circola liberamente in sicurezza in uno Stato membro deve essere considerato sicuro anche dagli altri Stati. Questo non implica tuttavia una scelta di basso profilo: dovendo eliminare le barriere giuridiche alla libera circolazione delle merci, il legislatore ha scelto di fissare elevati parametri di sicurezza a cui il prodotto deve essere adeguato.

Essi costituiscono così il minimo comune denominatore di tutte le legislazioni nazionali, ma sono adeguati al livello tecnologico così alto da rispondere sempre e comunque all’obiettivo di un mercato avanzato. Le direttive sociali fanno invece riferimento all’art. 118A del Trattato di Roma: esse sono indirizzate non tanto al fabbricante dei prodotti, ma al datore di lavoro, o a chi per lui, nel momento in cui egli organizza il luogo di lavoro e la sua sicurezza.

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