Varie - Direttive europee e Mercato Unico

Uno degli obiettivi prioritari dell’Unione Europea la creazione di un “Mercato Unico” o “Mercato Interno” e l’eliminazione delle barriere al commercio. Le direttive europee del nuovo approccio sono emesse per dare un supporto decisivo a tale obiettivo.

Ciò implica che tutti i provvedimenti nazionali ed i requisiti che impediscono la libera circolazione dei beni devono essere rimossi. Ci si riferisce, ad esempio, ai dazi all’importazione od a tasse ad effetto equivalente, alle restrizioni quantitative alle importazioni di beni e prodotti, ai monopoli nazionali, alle sovvenzioni statali ed ad imposte discriminatorie.

La libera circolazione dei beni era già formulata nell’Articolo 28 del Trattato di Roma, che recita: “Le restrizioni quantitative all’importazione e tutti i provvedimenti aventi effetto equivalente devono essere proibiti tra Stati Membri”. Analogamente, l’Articolo 29, prevede una corrispondente proibizione riguardo alle esportazioni.

Conseguentemente, in conformità a tali affermazioni di principio, ogni provvedimento o requisito nazionale definito da uno Stato Membro in senso contrario è proibito. Tuttavia, l’Articolo 30 permette delle “eccezioni alla Regola” per quanto concerne, tra l’altro, la sicurezza, la protezione della salute pubblica e della vita umana (degli animali e delle piante).

Molte delle disposizioni regolamentari tecniche nazionali sono basate su questi concetti di “salute, protezione e sicurezza” e per questa ragione molti Stati Membri, con particolare riferimento al Settore della costruzione, hanno per lungo tempo dissertato sulle possibilità d’esenzione offerte dell’Articolo 30, per mantenere l’obbligo al rispetto dei propri Regolamenti Nazionali.

In conseguenza di ciò, in teoria, produttori ed importatori dovrebbero confrontarsi con differenti regolamenti tecnici in differenti Stati Membri ed un prodotto dovrebbe subire un certo numero di modifiche per essere immesso sul territorio dell’Unione Europea. Tali differenti regolamenti tecnici nazionali costituirebbero quindi ostacolo allo scambio, in contrapposizione con i principi che l’Unione Europea si era data nell’individuazione di un Mercato Unico.

E’ stata la Corte di Giustizia Europea (con sede in Lussemburgo) che ha posto dei limiti alle eccezioni consentite dall’Articolo 30, con la sentenza nota come “Cassis de Dijon”, che ha definito il principio del “mutuo riconoscimento” dei requisiti dei prodotti. In altri termini, se uno Stato Membro intende realmente definire un “proprio” Mercato, devono comunque essere rispettate le tradizioni della legislazione di prodotto esistenti negli altri Stati Membri dell’Unione Europea.

Di conseguenza, se un prodotto è stato fabbricato “legalmente” ed immesso sul mercato in uno Stato Membro, esso dovrebbe essere titolato a circolare liberamente all’interno dell’Unione, salvo circostanze eccezionali. In aggiunta, la Corte ha stabilito che “soltanto in assenza di Regole comunitarie” in una certa area, avrebbero potuto essere ammesse tali deroghe basate sul citato Articolo 30. Tuttavia, qualora fossero state formulate Regole comunitarie, gli Stati Membri non avrebbero potuto mantenere ulteriormente le restrizioni al commercio messe in essere o derivate in conformità del dettato di tale Articolo 30.

In conclusione, qualora esistano Regolamentazioni, direttive o Decisioni comunitarie prescrittive requisiti tecnici per taluni prodotti, esse sovrastano le Regole Nazionali e – se queste ultime costano la libera circolazione di tali prodotti – non possono ulteriormente essere mantenute cogenti. In aggiunta a ciò, la Corte ha costatato che, anche in assenza d’armonizzazione, gli Stati Membri non sono liberi d’imporre i loro regolamenti nazionali e non possono esigere la ripetizione delle prove per omologare od approvare un prodotto importato, se questo ha già subito con successo prove equivalenti nello Stato Membro esportatore ed a patto che i risultati di queste prove siano resi disponibili. In merito a questo ultimo argomento, i primi effetti si sono fatti sentire riguardo ad alcuni “Marchi di qualità”, non più imponibili per via dell’esistenza di norme armonizzate europee in regime cogente.

Varie - Direttive europee e Mercato Unico

 

Dichiarazione di conformità per la marcatura Ce