La riduzione delle vibrazioni tramite una adeguata progettazione delle macchine può fornire un importante contributo per la protezione dei lavoratori dagli effetti dannosi che possono provocare.
Le vibrazioni al sistema mano-braccio, se abituali e prolungate nel tempo, possono essere causa di disturbo agli arti superiori, ma gli effetti dipendono anche dalla direzione e dall’ampiezza delle vibrazioni. Nel 2007 sono state pubblicate le due parti del rapporto tecnico UNI/TR 11232 “Vibrazioni mano-braccio - Linee guida per la riduzione del rischio da vibrazioni”, messo a punto dalla Commissione Vibrazioni dell’UNI e suddiviso in Parte 1 “Metodi tecnici progettuali per la progettazione delle macchine” e Parte 2 “Misure di prevenzione sul posto di lavoro”, tecnicamente corrispondenti alle due parti del CEN/CR 1030:2005.
La Parte 1 specifica le linee guida che delineano le strategie per ridurre, mediante opportuna progettazione, il possibile rischio associato con le vibrazioni trasmesse da macchinari che vengono impugnati o guidati manualmente. Lo scopo è quello di fornire un supporto professionale pratico ai progettisti e fabbricanti di macchine. Il documento copre quattro aspetti fondamentali della riduzione degli effetti dell’esposizione a vibrazioni dannose:
riduzione dell’ampiezza delle vibrazioni alla sorgente;
riduzione della trasmissione delle vibrazioni dalla sorgente all’impugnatura e ad altre superfici a contatto con le mani;
riduzione delle vibrazioni trasmesse dagli afferraggi o impugnature della macchina agli arti dell’operatore tramite accorgimenti di progetto ergonomici;
progetto termico utile ad ottimizzare la temperatura delle mani.
La Parte 2 specifica invece le linee guida per la riduzione ed il controllo dei rischi per la salute associati all’esposizione a vibrazioni mano-braccio durante il lavoro. Essa intende fornire un aiuto professionale ai preposti e ai responsabili della sicurezza e della salute. Il documento copre quattro principali aspetti e precisamente:
identificazione delle principali sorgenti di vibrazioni mano-braccio nei posti di lavoro;
riduzione delle vibrazioni mediante la revisione delle mansioni e la riprogettazione del prodotto e del processo;
scelta di macchine con basso livello di vibrazioni, sistemi antivibranti e dispositivi di protezione personale;
provvedimenti a carattere organizzativo per il controllo dell’esposizione alle vibrazioni mano-braccio.
Un aiuto complementare viene dato dalla versione italiana della UNI EN ISO 8041 “Risposta degli individui alle vibrazioni - Strumenti di misurazione”. La norma definisce le specifiche prestazionali e i limiti di tolleranza per gli strumenti progettati per la misurazione dei valori delle vibrazioni, ai fini della valutazione della risposta umana alle vibrazioni. Sono inclusi i requisiti per l’omologazione, la verifica periodica e i controlli in-situ, la caratteristica dei calibratori di vibrazione per i controlli in-situ. Gli strumenti per la misura delle vibrazioni specificati nella norma possono essere singoli strumenti, combinazioni di strumenti o sistemi di acquisizione e analisi basati su computer. Essi sono destinati alla misurazione delle vibrazioni per una o più applicazioni, quali per esempio:
- vibrazioni trasmesse alla sistema mano-braccio (vedere UNI EN ISO 5349-1);
- vibrazioni trasmesse al corpo intero (vedere ISO 2631-1, in fase di adozione nella versione italiana come UNI ISO 2631-1; ISO 2631-2 e ISO 2631-4);
- vibrazioni trasmesse al corpo intero a bassa frequenza nell’intervallo di frequenza da 0,1 Hz a 0,5 Hz (vedere ISO 2631-1).
Gli strumenti per la misura delle vibrazioni possono essere progettati per la misurazione secondo una o più ponderazioni in frequenze definite all’interno di ciascuna delle suddette applicazioni. Nella norma sono definiti tre livelli di prova prestazionali:
- omologazione, ovvero una prova completa dello strumento sulla base delle specifiche definite nella norma stessa;
- verifica periodica, ovvero una serie intermedia di prove progettate per garantire che uno strumento rimanga all’interno delle specifiche prestazionali richieste;
- verifiche in-situ, ovvero un livello minimo di prove richieste per indicare che uno strumento funzioni, con ogni probabilità, all’interno delle specifiche prestazionali richieste.



