Direttiva CPD 89/106/CEE - Sintesi

La sintesi della Direttiva CEE 89/106 sui prodotti da costruzione è una sorta di prefazione della normativa vera e propria.

Ecco una sintesi introduttiva sulla Direttiva CEE 89/106 relativa ai prodotti da costruzione: CPD IN BREVE 0.1

Qual è lo scopo ed il sistema di attuazione della CPD: Nel Settore della costruzione Europeo esistono molte Norme di prodotto Nazionali, approvazioni tecniche ed altre specificazioni tecniche e disposizioni. A fronte della loro diversità, esse ostacolano la libera circolazione dei prodotti da costruzione all’interno dell’Unione Europea (UE).

Lo scopo della CPD è quello di eliminare queste barriere tecniche al commercio, in modo che ai prodotti da costruzione siano consentiti una libera circolazione ed un libero utilizzo per l’impiego previsto all’interno dell’UE.

Non tutti i prodotti da costruzione potranno beneficiare del principio di libera circolazione (pertanto la CPD è allineata con il “Nuovo Approccio” indicato dal Consiglio nella Decisione del 7-5-1985, cfr. OJ C 136, del 4-6-1985) che richiama la definizione di requisiti essenziali sulla sicurezza ed altri aspetti che sono importanti per il benessere), ma soltanto quelli che sono idonei all’impiego nelle Opere di costruzione (intese come Edifici ed Opere di Ingegneria Civile).

L’idoneità all’impiego (previsto) significa che un prodotto da costruzione possiede delle caratteristiche per le quali l’Opera nella quale deve essere incorporato, montato, applicato od installato, possono – se correttamente progettata e costruita – soddisfare ai requisiti essenziali applicabili alle Opere (cfr. Articolo 2.1 della CPD).I requisiti essenziali per le Opere di costruzione non sono armonizzati – nel senso che fissano alcuni livelli – dalla CPD, essi sono soltanto “indicati in termini di obiettivi” nell’Allegato I della CPD.

Gli Stati Membri sono ancora liberi di specificare i requisiti essenziali per Opere di un certo livello (tenuto peraltro conto che, se ai sensi dell’Articolo 3.2 della CPD, Classi di regolazione sono state definite nelle Specificazioni Tecniche Europee, gli Stati Membri possono soltanto effettuare la propria scelta all’interno di queste, ai sensi dell’Articolo 6.3 della CPD).

Gli Stati Membri non sono neppure obbligati a regolamentare ogni requisito essenziale (cfr. Articolo 2.1 della CPD ed il primo Paragrafo dell’Allegato I della CPD). Tuttavia, sebbene gli Stati Membri siano ancora liberi di specificare i Requisiti delle Opere e sebbene i Requisiti delle Opera di costruzione abbiano una influenza diretta sulle prestazioni richieste dei prodotti da costruzione, la CPD determina le circostanze all’interno delle quali un prodotto può liberamente circolare. Ai requisiti essenziali è data maggiore concretezza nei cosiddetti “documenti interpretativi”(cfr. OJ C 62, del 28-2-1994).

Questi documenti interpretativi danno luogo al necessario collegamento tra i requisiti essenziali delle Opere ed i tre seguenti tipi di Specificazioni Tecniche Europee (di prodotto) previste nella CPD. 1. Sulla base dei documenti interpretativi (e sulla scorta dei Mandati di normazione) devono essere predisposte delle Norme Armonizzate (Specificazioni Tecniche predisposte dal CEN o, in pochi casi, dal CENELEC). Tali Norme devono essere espresse per quanto possibile in termini di prestazioni di prodotto, corrispondenti ai requisiti essenziali. Le Norme Armonizzate indicano anche le attinenti Procedure di attestazione della conformità (decise preventivamente dalla Commissione ai sensi dell’Articolo 13.4 della CPD). 2.

In assenza di Norme Armonizzate, ma anche sulla base dei documenti interpretativi e dei Mandati della Commissione, possono essere definite dall’EOTA Guide per il Benestare Tecnico Europeo (ETAG) per un prodotto da costruzione od una famiglia di prodotti. Esse devono contenere Requisiti specifici per i prodotti, con riferimento ai requisiti essenziali per le Opere, e le relative disposizioni di prova e di attestazione della conformità.

Esse non sono direttamente applicabili (come Specificazioni di prodotto), ma sono la base tecnico-procedurale per la predisposizione ed il rilascio del Benestare Tecnico Europeo (ETA). Quest’ultimo è una valutazione tecnica positiva di idoneità all’impiego per l’utilizzo di un prodotto da costruzione, di uno specifico produttore, per un determinato utilizzo previsto. Se esiste un ETAG, può (e deve) essere richiesto da un produttore un ETA per un prodotto coperto dalla Guida EOTA. Esso viene predisposto e rilasciato da un “Approval Body” (AB). Tuttavia, anche se non è disponibile un ETAG, può essere rilasciato un ETA (in regime volontario) con riferimento ai corrispondenti requisiti essenziali ed ai documenti interpretativi. In questo caso la valutazione del prodotto viene assunta da un “Approval Body” (AB) che agisce congiuntamente nell’EOTA. 3.

In mancanza di Norme Armonizzate potrebbero anche essere riconosciute a livello Europeo delle Specificazioni Tecniche Nazionali che osservino i requisiti essenziali (cfr. Articolo 4.3 della CPD). Il riconoscimento potrebbe dover tenere conto dei documenti interpretativi.

Ad oggi, non ci sono Specificazioni Tecniche Nazionali che siano state riconosciute a livello Europeo. Tutte queste tre tipologie di Specificazioni Tecniche Europee di prodotto (Norme Armonizzate, Benestare Tecnici Europei, Specificazioni Tecniche Nazionali) devono fornire caratteristiche e termini di prestazione di prodotto corrispondenti ai requisiti essenziali delle Opere (allo scopo di raggiungere un “linguaggio comune per esprimere le prestazioni di prodotto), ma generalmente non possono richiedere una determinata Classe di prestazione di prodotto.

Tuttavia, per esempio, Classi di prestazione di prodotto possono essere utilizzate nelle Norme Armonizzate al fine di definire un prodotto da costruzione per uno specifico impiego previsto, o per individuare una prestazione minima al di sotto della quale un prodotto non può essere considerato idoneo all’impiego in alcuna circostanza : Livello di soglia.

Anche gli ETA contengono Classi di prestazione di prodotto, perché le prestazioni sono misurate su un determinato prodotto. Se le caratteristiche e le prestazioni di prodotto sono determinate seguendo i Requisiti delle Specificazioni di prodotto, ne è stata completata l’appropriata procedura di attestazione della conformità (da cui consegue che il prodotto è conforme ai Requisiti della Specificazione di prodotto e che la prestazione misurata è corretta) ed il prodotto affigge la marcatura CE, il prodotto deve essere considerato come idoneo all’impiego.

La CPD presume che tali prodotti permettano alle Opere nelle quali essi sono impiegati, assunto che esse siano state correttamente progettate e costruite, di soddisfare ai requisiti essenziali sulle Opere (cfr. Articolo 4.2 della CPD). Tuttavia, per non ingenerare false aspettative, dalla presunzione di idoneità all’impiego non consegue che ogni prodotto che soddisfi ai Requisiti della Specificazione di prodotto ed affigga la marcatura CE possa essere impiegato per le stesse applicazioni in tutta l’Europa.

Ciò in quanto: - gli Stati Membri restano liberi di specificare in dettaglio i requisiti essenziali delle Opere, - i requisiti essenziali delle Opere possono essere espressi in termini di prestazioni di prodotto, - dunque, gli Stati Membri possono regolare le Classi di prestazione dei prodotti da costruzione in relazione ai loro utilizzi previsti. E’ utile a tale proposito rammentare la logica di armonizzazione che è sottesa al Nuovo Approccio. In estrema sintesi, nulla cambia per un produttore rispetto alla situazione specificativa cogente esistente ex ante nel territorio del suo Paese.

Le caratteristiche di prodotto che, ulteriormente a quelle “armonizzate” erano obbligatorie, continuano ad esserlo. In altri termini la specificazione tecnica Europea costituisce il “minimo comun denominatore” richiesto in tutta l’UE per l’immissione sul mercato di un prodotto, salvo quanto ulteriormente ed obbligatoriamente specificato in precedenza, Paese per Paese. Analogamente, per quei Paesi in cui neppure le caratteristiche di cui al citato “minimo comun denominatore” fossero state in precedenza previste con valore di cogenza, è data facoltà al Produttore di non ottemperarvi, dichiarandolo (opzione “NPD”), con tutte le conseguenze (positive e negative) che sul piano commerciale europeo (ma anche locale) questo fatto può comportare.

Dunque ai sensi dell’Articolo 4.2 della CPD, i prodotti che sono conformi ai Requisiti di una Specificazione Tecnica Europea di prodotto (incluse le procedure di attestazione della conformità), possono essere liberamente immessi sul Mercato Europeo (tali prodotti forniscono delle prestazioni, almeno minime, per cui in generale l’impiego previsto è possibile). Tuttavia, tenuto conto della complessa interazione tra le Opere ed i prodotti, e considerato il permanere della responsabilità degli Stati Membri nei confronti delle Opere di costruzione, le Classi di prestazione richieste ai prodotti da costruzione per specifici impieghi previsti possono essere ancora regolate dagli Stati Membri.

Per prodotti coperti da Specificazioni tecniche Europee tali Classi devono fare riferimento alle caratteristiche ed ai metodi di determinazione definiti nelle Specificazioni tecniche Europee (Ciò deriva dall’Articolo 6.1 della CPD, che, tra le altre cose, stabilisce che gli Stati Membri non devono impedire il libero utilizzo dei prodotti che soddisfano le disposizioni della CPD). Il diritto degli Stati Membri a regolare non si estende ai Sistemi di attestazione della conformità dei prodotti da costruzione, che sono definiti nell’ambito della Legislazione Europea.

Inoltre, qualora ai sensi dell’Articolo 3.2 della CPD siano state definite ed assunte nelle Specificazioni tecniche Europee Classi di regolazione delle prestazioni, gli Stati Membri possono soltanto effettuare una scelta all’interno di queste Classi (cfr. Articolo 6.3 della CPD).

Da quanto sopra emerge che l’Armonizzazione ai sensi della CPD è differente rispetto all’Armonizzazione nei settori di interesse di altre direttive di Nuovo Approccio, in quanto:

  • La CPD stessa non prevede requisiti essenziali riferiti ai prodotti, ma soltanto requisiti essenziali indirizzati alle Opere di costruzione, nelle quali i prodotti si presume debbano essere incorporati.
     
  • I requisiti essenziali delle Opere di costruzione non sono obbligatori. Gli Stati Membri sono ancora liberi di specificare i requisiti essenziali delle Opere ad un certo livello. Essi sono anche liberi di non regolare tutti i requisiti essenziali.
     
  • Considerato che i requisiti essenziali non sono definiti direttamente nella CPD (ma nelle Specificazioni Tecniche Europee, in cui sono determinati soltanto i termini di prestazione dei prodotti, e non le loro Classi di prestazione), l’attestazione della conformità può essere applicata soltanto quando esistano Specificazioni Tecniche Europee Armonizzate, ciò in difformità dalle altre direttive di Nuovo Approccio (cfr. Articolo 13 della CPD).
     
  • Secondo le direttive di Nuovo Approccio i requisiti essenziali, che sono definiti direttamente in tali direttive, possono essere applicati in funzione dei rischi inerenti un determinato prodotto, e sono obbligatori. Le Norme Armonizzate, al contrario, mantengono il loro status di applicazione volontaria nel campo delle stesse direttive: qualora il produttore decidesse di non seguire le Norme Armonizzate, avrebbe l’obbligo di dimostrare che il suo prodotto da costruzione è conforme ai requisiti essenziali utilizzando altri metodi a sua scelta (per esempio, attraverso Specificazioni tecniche già esistenti). Come già detto, la CPD non definisce i requisiti essenziali dei prodotti da costruzione, né i requisiti essenziali delle Opere obbligatoriamente. Seguendo la CPD, le Specificazioni Tecniche Europee (in particolare le Norme Armonizzate) desunte dai requisiti essenziali riferiti alle Opere, svolgono le medesime funzioni dei requisiti essenziali delle altre direttive di Nuovo Approccio. La loro applicazione ai sensi della CPD verrà esplicitata più avanti.
     
  • La marcatura CE nei campi di applicazione delle altre direttive di Nuovo Approccio testimonia che il prodotto è conforme ai requisiti essenziali definiti nella direttiva e che le appropriate procedure di attestazione della conformità sono state assolte. La marcatura CE è anche possibile (ed obbligatoria) quando il produttore non segue la Norma Armonizzata. Come detto, ai sensi della CPD, la marcatura CE testimonia che il prodotto da costruzione ottempera alle Specificazione Tecniche Europee che lo concernono e che sono state assolte le appropriate procedure di attestazione della conformità. In contrasto con le altre direttive di Nuovo Approccio, la marcatura CE è possibile soltanto nel caso di applicazione di Specificazioni Tecniche Europee (cfr. Articolo 4.2, secondo capoverso, della CPD; in aggiunta anche il caso di cui all’Articolo 4.4 della stessa CPD). Ciò appare logico, in quanto la dimostrazione che i prodotti da costruzione sono idonei all’impiego nell’intera Unione Europea non potrebbe essere possibile, considerato che si basa unicamente sulle disposizioni della CPD (in particolare le disposizioni relative ai requisiti essenziali delle Opere ed ai Requisiti dell’idoneità all’impiego), ed in quanto le caratteristiche ed i termini di prestazione di un prodotto vengono determinati in maniera differente e non comparabile nei diversi Stati Membri. Nei diversi Stati Membri l’idoneità all’impiego può soltanto essere dimostrata quando le caratteristiche e le prestazioni di un prodotto da costruzione sono espresse in termini comuni, come avviene nelle Specificazioni Tecniche Europee e quando vengono determinati i Sistemi di attestazione della conformità che gli sono propri.
     
  • Nel caso delle altre direttive di Nuovo Approccio anche i “periodi di coesistenza” sono direttamente definiti nelle direttive. L’obiettivo è quello di consentire ai Produttori ed agli Organismi Notificati di prepararsi gradualmente all’applicazione delle procedure di attestazione della conformità ed ai Requisiti definiti nelle direttive. Secondo la CPD, il periodo di coesistenza è definito nelle Specificazioni Tecniche Europee (cfr. Articolo 6.2 della CPD), in quanto i Requisiti per i prodotti da costruzione non sono direttamente definiti nella CPD, ma nelle Specificazioni Tecniche Europee stesse. In effetti, come si vedrà più avanti, l’applicazione pratica di questa disposizione dipende da “automatismi” che culminano con il cosiddetto “endorsement”, la pubblicazione del riferimento sull’OJ dell’UE.

Direttiva CPD 89/106/CEE - Sintesi

 

Dichiarazione di conformità per la marcatura Ce